Progetto Grande Poiz

A circa un anno dall’inizio delle ricerche condotte dal Gruppo Triestino Speleologi sul versante nord del massiccio del Monte Canin (Friuli Venezia Giulia) nella zona denominata “Grande Poiz”, è il caso di trarre le prime conclusioni su quanto è stato fatto finora.

Partita in sordina lo scorso autunno, l’attività in zona è esplosa questa estate, grazie alla collaborazione di diversi amici di alcuni gruppi regionali (Unione Speleologica Pordenonese CAI, Gruppo Speleologico San Giusto, Grotta Continua, Gruppo Speleologico Pradis, Gruppo Grotte Carlo Debeljak). Si è quindi pensato di dare un nome a tutta questa attività, concentrata principalmente nella conca del Grande Poiz, a una quota compresa tra i 1500 e i 1650 m.

Lo scopo principale del progetto è quello di trovare un ingresso basso del Complesso del Foran del Muss (-1.118, oltre 20 km di sviluppo) e più precisamente della grotta “Dobra Picka”.

Di seguito i principali obiettivi finora raggiunti, calcolando che moltissimo lavoro rimane ancora da fare.

A ovest di Paperino. Nuova grotta fortemente soffiante che si comporta da ingresso basso e si sviluppa prevalentemente in salita. Al momento circa mezzo chilometro di sviluppo per 100 m di dislivello totale. Esplorazione ferma alla base di alcune brevi risalite. Morfologia vadosa e parzialmente attiva. Quota ingresso: m 1540.

 

La corrente d'aria all'ingresso della Grotta Clemente sul Monte Canin (foto M. Potleca)

La corrente d’aria all’ingresso della Grotta Clemente sul Monte Canin (foto M. Potleca)

Grotta Clemente. Ingresso a quota 1580 circa con forte corrente d’aria. Andamento sub orizzontale con morfologia freatica fossile. Esplorati finora circa 1200 m di sviluppo quasi tutti già rilevati. All’interno numerose diramazioni inesplorate che si sviluppano sia verso monte che verso valle, tutte con forte corrente d’aria. Una di queste si collega con la grotta Loch Kozicy.

Grotta Loch Kozicy. Grotta fortemente aspirante esplorata dai polacchi tra il 1999 e il 2003; non si hanno dati completi e per questo motivo si è deciso di ritopografarla completamente. Finora è stato fatto il rilievo fino al punto di collegamento con la grotta Clemente e una diramazione laterale. Da concludere i rilevamenti fino al punto raggiunto dai polacchi.

L2V. Cavità fortemente soffiante che si apre a quota 1500 m. Impostata lungo una evidente faglia, era stata esplorata e rilevata parzialmente agli inizi degli anni ’90. Dopo un tratto orizzontale, si approfondisce con una serie di pozzi, tra cui un P128. Fermi a circa -320 m a metà di un pozzo con alla base un corso d’acqua. Da non sottovalutare in caso di precipitazioni per possibile pericolo di piene.

Fessura soffiante di quota 1540. Con breve lavoro di scavo è stata aperta questa fessura che conduce ad una cavità sub orizzontale di circa 50 m di sviluppo con morfologie freatiche. Da concludere le esplorazioni e rilevare.

A est di Paperino o della luganiga. Cavità impostata lungo una evidente frattura a quota 1645. Alla base del salto iniziale è stata rintracciata una nuova diramazione aspirante che porta ad una serie di brevi salti, dopo i quali si spalanca un ampio P50. Alla base si innesta nel sistema Clemente-Loch Kozicy, a poche decine di metri dal collegamento fra queste due grotte. Verso valle, tramite condotte superiori ventose sono state rintracciate nuove gallerie, che dovrebbero oltrepassare il fondo di Loch Kozicy nel punto in cui uno speleologo polacco ha rischiato di fare la fine di Floyd Collins alla Sand Cave, USA.

 

Morfologie freatiche nella Grotta Clemente sul Monte Canin (foto I. Castelrotto)

Morfologie freatiche nella Grotta Clemente sul Monte Canin (foto I. Castelrotto)

Per raggiungere queste cavità si sono dovute aprire delle tracce tra la vegetazione e attrezzare con corde fisse dei passaggi esposti, molto pericolosi soprattutto se affrontati con carichi pesanti e terreno bagnato. Importante base per le ricerche in zona è la Casera Goriuda di Sopra gentilmente messa a disposizione dal Parco Naturale delle Prealpi Giulie.

Gianni Benedetti, Michele Potleca

(tratto da Speleologia 69 – dicembre 2013)

 

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